Il dolore è nei suoi aspetti morali e fisici intrinseco all'esperienza dell'uomo. Ma, concentrandoci sulla sofferenza del corpo, non possiamo non recriminare quanta parte di essa sia dovuta a incuria, inesperienza, poco amore per il malato. Il dolore può arrivare al punto di rendere desiderabile la morte. I suoi confini sono indifesi e aperti ad ogni estrema soluzione. Perchè il dolore insostenibile logora insieme con il corpo l'equilibrio morale e psichico di chi ne è colpito, degrada il suo contegno, annienta la sua dignità. Questo dolore iniquo vogliamo combattere; esso è puramente distruttivo. I suoi effetti sono spesso atroci, le premure solidali e affettuose non bastano ad alleviarli. Si rende pertanto necessario e doveroso adottare provvedimenti terapeutici per controllare e ridurre la sofferenza fisica in modo da evitare che la persona nella sua totalità sia miseramente avvilita e degradata. Occorre dunque una svolta culturale nel campo della nostra medicina, che trasformi l'opera del medico da "curare" in "prendersi cura" nel rispetto di due fondamentali diritti del malato: non soffrire dolori inutili e mantenere la propria dignità e un tenore decoroso di vita durante la malattia.
Domenico Gioffrè[1], Mario Luzi[2], Franco Mandelli[2 ], Tullio De Mauro[2], Silvio Garattini[2], Rita Levi Montalcini[2]
[1] Segreteria regione Toscana di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato e Direttore del secondo Convegno Nazionale sul Dolore Ai confini del Dolore Pisa 14-15 ottobre 2004
[2]Componenti del Comitato Etico dello stesso Convegno Nazionale.
Il manifesto etico








