Il dolore non necessario
di Domenico Gioffrè e Mario Luzi
tratto dalla rivista "Italianieuropei" bimestrale del Riformismo italiano
Possiamo pensare a una vita senza dolore Non è possibile e non dovremmo neppure augurarcelo. La nostra stessa sopravvivenza sarebbe messa in serio pericolo, come lo è quella di alcune persone (per fortuna rari casi) "affette", è il caso di dire, da analgesia congenita. Malati, in altre parole, di non sentire dolore. è questa una condizione davvero pericolosa. Non saremmo avvertiti di nessuna malattia in atto o in procinto di manifestarsi tale. Non andremmo dal medico a farci visitare e curare. Incomberebbe su ciascuno di noi il rischio di perire. Ma per fortuna sentiamo dolore. E se la nostra specie si è perpetuata sino ai nostri giorni è proprio perchè sentiamo dolore. Si tratta del dolore sentinella , ci avverte che qualcosa non funziona nel nostro organismo. Ma non sempre è possibile riparare il danno. Le malattie non sono tutte curabili. Tante patologie degenerative ad esempio conducono a invalidità e tale condizione si accompagna frequentemente alla presenza di dolore persistente, che non ha più nessuna funzione biologica, è fine a se stesso. Anche il dolore, sempre presente nelle malattie tumorali, non ha alcun senso se non quello, come il precedente, di infliggere una pesante punizione a chi sa, tra l'altro, di non aver più tanto da vivere. Questo dolore è superfluo, deve essere eliminato. La stessa attenzione merita il dolore acuto, quello post-operatorio, che benchè di durata più limitata, raggiunge intensità insopportabili e laceranti.
Questi dolori nel nostro paese non vengono adeguatamente curati. Siamo ultimi in Europa nell'impiego di farmaci oppiacei e il confronto con altri paesi del centro Africa non ci vede in una posizione di vantaggio. Possiamo affermare che siamo un paese stoico, ma non certo per scelta consapevole. Le ragioni di questa anomalia tutta italiana sono molteplici e complesse, come fenomeni complessi sono il dolore e la sofferenza che ad esso si accompagna. Già perchè il dolore e la sofferenza non sono la stessa cosa. Le due parole non sono sinonimi l'una dell'altra. Il dolore è un evento fisico. Ha una componente discriminativa, fisiologica o per meglio dire neurofisiologica, strettamente legata e dipendente dalle vie di trasmissione dello stimolo doloroso al nostro sistema nervoso centrale. Ciò che manifestiamo è l'elaborazione, a voce o in silenzio, con gesti contenuti o esasperati, con stati di agitazione motoria o rimanendo immobili, con tutti questi segni insieme, nello stesso tempo o in tempi diversi. La sofferenza è la componente emozionale del dolore, cioè il suo linguaggio del quale ci serviamo per comunicare, se vogliamo, il nostro dolore. Ma in quanti modi si può comunicare il dolore attraverso il linguaggio della sofferenza In tanti modi...
Articolo su Italianieuropei









