Aderenza terapeutica nell’esperienza dei medici

Sono stati presentati il 23 Febbraio a Roma gli esiti dell’indagine civica sull’esperienza dei medici in tema di aderenza alle terapie, con focus su farmaci biologici e biosimilari, promossa da CittadinanzAttiva e Tribunale per i Diritti del Malato. Lo studio assume particolare interesse anche alla luce della recente revoca della determina AIFA 458/2016 sull’equivalenza terapeutica di cui già c’eravamo occupati.

Aderenza terapeutica: età dei medici intervistati da CittadinanzAttivaAll’indagine hanno partecipato 816 medici, di cui 404 abilitati alla prescrizione di farmaci biologici e biosimilari, che hanno dunque fornito elementi anche per la specifica sezione della ricerca. I medici rispondenti (55% uomini e 45% donne) hanno nel 46% dei casi un’età compresa tra i 56-66 anni e nel 23% tra i 45-55 anni. Le realtà regionali sono tutte ben rappresentate e, aggregando i dati per aree geografiche, emerge una prevalenza di medici rispondenti nelle Regioni del Nord con circa il 46%, segue poi il Sud con il 28 % e il Centro con 26%.

Quasi un medico su tre ritiene di non aver tempo sufficiente da dedicare ai pazienti per assicurare l’aderenza alle terapie, più di uno su tre si dice oberato dal carico burocratico. Per un terzo invece non è prioritario informare su alternative terapeutiche o sull’esistenza di farmaci equivalenti o biosimilari.

Solo la metà dei medici intervistati si accerta che il proprio assistito abbia compreso le indicazioni su terapie e percorso di cura.

Poco più di 1 medico su 2 afferma di porre domande per assicurarsi che il paziente abbia compreso tutto (55%), lascia suggerimenti scritti oltre alla prescrizione (54%), consente che un familiare partecipi alla visita (57%). Poco utilizzati inoltre espedienti semplici, come l’uso di supporti informativi cartacei (“mai” 16% e “quasi mai” nel 20%), ancor meno quelli informatici (app, tutorial, video). Circa un medico su due lascia il numero mobile personale (48%) o di servizio (37%), privilegiando ancora i “formali” canali di comunicazione, quali numero dell’ambulatorio (85%) o dello studio (59%). Lo strumento delle email è molto utilizzato (78%), whatsapp nel 35%.

Fra i prescrittori di farmaci biologici e biosimilari, chi decide di cambiare la terapia al paziente lo fa, in un terzo dei casi, in libertà e autonomia e per rispondere meglio alle esigenze di cura e di successo delle terapie per il paziente; ma quasi uno su cinque (19%) dichiara di aver cambiato la terapia per rispondere ad esigenze di carattere amministrativo, principalmente per contribuire alla sostenibilità economica del SSN (39%), per rispettare limiti o obiettivi di budget fissati dalla Azienda ospedaliera o Asl (35%), ma solo l’8% dei professionisti è al corrente dell’esistenza di delibere della Regione o Asl che prevedono come saranno riutilizzati i risparmi derivati dalla prescrizione di farmaci a minor costo.

Per ulteriori approfondimenti è possibile scaricare l’intero rapporto sull’esperienza dei medici in tema di aderenza terapeutica o consultare un’ampia sintesi delle risultanze più significative emerse dell’indagine.

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