Primum vivere

“Primum vivere” è sinonimo di un forte richiamo a una maggiore concretezza e a una maggiore aderenza agli aspetti pratici della vita. Quali sono gli aspetti pratici della vita più importanti?

  1. Salute;
  2. Lavoro;
  3. Economia.

Salute

Secondo la Costituzione dell’OMS, l’obiettivo dell’Organizzazione è “il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute“, definita come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.

Lavoro

Secondo l’indagine dell’Istituto Demopolis per la Rai in occasione del Primo Maggio, il barometro sul mondo del lavoro manda segnali preoccupanti sullo tsunami in arrivo dopo il terremoto Covid-19, 2 italiani su 3 vorrebbero lavorare oggi nel settore pubblico; solo il 12% opterebbe per un lavoro in proprio; e soprattutto, il 58% si dichiara favorevole ad una proroga ad ottobre dello stop ai licenziamenti dei lavoratori in cassa integrazione.

Mentre i pilastri del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza indicano transizione ecologica, digitalizzazione, mobilità sostenibile, inclusione sociale e salute, è il lavoro la priorità assoluta indicata da oltre l’80% degli italiani. Il lavoro supera le richieste di una maggiore efficienza della sanità, misure per il rilancio dell’economia e riduzione della pressione fiscale. “In seguito alla crisi da Covid, il mondo del lavoro in Italia non sarà più lo stesso”. Riflettiamo su questo, perché purtroppo è la realtà.

Economia

L’emergenza sanitaria ha un impatto diretto sull’economia. Per monitorare come stanno andando le cose in Italia, tra prima e seconda ondata, e capire la distanza dall’era pre-covid, basta andare su: https://lab24.ilsole24ore.com/economia-italiana-post-covid/ per capire quello che è successo, sta succedendo e quello che succederà.

Questi tre principali aspetti della vita sono legati tra loro, direi concatenati. Non si può lavorare e produrre se non si sta bene in salute e per “salute” intendo proprio quella che l’OMS ha scritto: “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.

Se nella stesura dei piani di politica economica non viene posta idonea attenzione alla tutela della salute pubblica, vengono velocemente meno i pilastri del benessere sociale, creando un effetto domino terrificante in tutte le sfere della vita dell’individuo. Quello che abbiamo vissuto tutti in questo periodo rimane costantemente sotto i nostri occhi.

Non si può dimenticare nulla di ciò che è accaduto durante questo ultimo anno di privazioni, di paura, di crisi economica, in cui tutte le certezze sono svanite lasciando il posto all’angoscia, e sono nate diverse forma di privazione.

È inutile soffermarsi su cosa si sarebbe potuto fare e non si è fatto, oppure quali migliori scelte e azioni si potevano compiere per evitare la catastrofe sanitaria che ancora stiamo subendo. Non ci nascondiamo dietro un dito. La pandemia ci avrà anche colti di sorpresa, ma è pur vero che i tagli scellerati alla sanità dell’ultimo ventennio, e la mancanza di un dettagliato piano pandemico, hanno fatto sì che la tragedia fosse di dimensioni molto superiori di come poteva essere se ci avesse colto preparati.

Due sono stati i problemi che hanno peggiorato e aggravato la situazione.

I troppi tagli alla sanità pubblica. La sanità pubblica va difesa, sempre.

Una scellerata riforma del Titolo V che ha creato una maggiore confusione soprattutto sull’operato nel territorio.

È giunta l’ora di rimboccarsi le maniche e iniziare a fare sul serio.

Il Covid, la pandemia e i vaccini non sono tutto, sono i problemi di oggi e per chi sa per quanto ancora, ma questa situazione porterà, inevitabilmente, ad altri gravi problemi e noi dobbiamo essere preparati.

Nel Regno Unito è stato fatto uno studio, la ricerca ha coinvolto 2000 disabili. Lo studio ha messo in risalto quello che viene definito ed è noto come  Long Covid .

Nello studio si fa espresso riferimento alla disabilità in generale, ma anche alla cosiddetta disabilità invisibile. In questa categoria, ricordo, non rientrano solo le sindromi ormai note come: fibromialgia, sensibilità chimica multipla ma tutte quelle che sono croniche ma non visibili, come endometriosi, la malattia di Ménière, l’encefalomielite mialgica e tante altre, la lista è lunga. Ma ci sono anche malattie più comuni e conosciute, come l’artrite reumatoide, l’ipertensione, malattie respiratorie, e altre ancora.

Sebbene la ricerca alla base di questo rapporto sia anteriore alla pandemia Covid-19 nel 2020, ci sono prove che circa il 10% ha almeno un sintomo per tre settimane e il 2% delle persone infettate dal virus rimane sintomatico dopo tre mesi. Questa condizione è diventato noto come “Long Covid”. Stanchezza, malessere post-sforzo e cognitivo la disfunzione è segnalata come il sintomo più diffuso di “Long Covid”, con quasi la metà dei pazienti, di conseguenza ha dovuto ridurre il lavoro. “Long Covid” può emergere come una nuova forma di ELCI, risultando in una corte di persone disabili incapaci di rimanere a tempo pieno nell’occupazione e di fronte all’insicurezza del reddito. Questa relazione è quindi tempestiva nell’affrontare le loro circostanze.

La malattia ELCI: che cos’è?

Le persone con malattie fisiche croniche sperimentano una diversa e ampia gamma di sintomi, che hanno un impatto sulla loro vita quotidiana e, soprattutto, la loro capacità di lavorare. Fino ad ora, i responsabili politici hanno identificato questo gruppo attraverso varie categorie di medici, diagnosi, o attraverso la condizione di salute a lungo termine. Ma ci sono prove evidenti che, per molte persone, l’impatto della malattia cronica sulla vita quotidiana è condiviso da tutti un’ampia gamma di malattie. Possiamo, quindi, parlare di una malattia cronica come creazione di un tipo di menomazione, equivalente alla menomazione nella mobilità , menomazione sensoriale o neuro diversità.

Il problema “Long Covid” è stato affrontato anche negli USA e in Australia. Questi Stati si stanno già muovendo per affrontare questo problema, noi in Italia cosa stiamo facendo?

Parallelamente al primo sondaggio è partito un altro che ha toccato i seguenti aspetti:

  1. l’impatto della salute e l’inclusione sociale;
  2. la sicurezza sociale;
  3. il riconoscimento dell’invalidità;
  4. la riforma della previdenza sociale;
  5. raccomandazioni e ricerche.

In Italia dovremmo cercare di capire il fenomeno del Long Covid, e dovremmo farlo prima che la situazione precipiti, prima che sia troppo tardi, dobbiamo prendere le dovute misure per tutelare questi soggetti.

Di cose da fare non mancano, basta cominciare. Indagini, studi, sondaggi, informazione, comunicazione tra professionisti seri e motivati. Bisogna creare e fare “rete” tra tutti gli “addetti” ai lavori, includendo anche ad esempio INPS, Patronati, Medici del Lavoro, Dirigenti di Aziende Pubbliche e Private, per sensibilizzarli sul problema, non escludendo naturalmente la politica, a patto di impegnarci TUTTI affinché questi nostri progetti, idee non diventino “palchi” per comizi elettorali.

Prestare attenzione alla cronicità e alla disabilità non significa attenzionare SOLO l’aspetto della salute, ma tutti gli aspetti della vita. Se ad un uomo o ad una donna non diamo le opportune garanzie e la possibilità di possedere e conservare un lavoro, significa essere complici della mantenuta invisibilità. Bisogna arrivare ad ottenere che, anche se malati cronici, tutti possano svolgere un lavoro idoneo, in base alle proprie capacità e limitazioni riconosciute e sacrosante. Chi appartiene a questa categoria svantaggiata di persone, non vivrà mai sereno ed appagato del proprio ruolo all’interno della società; quando l’individuo non trova soddisfatto il bisogno di realizzazione personale con anche il raggiungimento di un traguardo economico dignitoso, vive ai margini, si sente emarginato, isolato e finisce per essere a carico della società. I malati cronici, con le loro disabilità, vanno inclusi, non esclusi, basta solo l’attenzione giusta da parte di chi è preposto, alle loro limitazioni e alle loro problematiche di salute.

Saranno inseriti nella società e contribuiranno nella società al 100% come tutti gli altri, e non si sentiranno mai più “inferiori”, figli di un Dio minore. Avranno una dignità. Saranno contribuenti per il fisco, faranno girare l’economia, saranno presenti nelle scuole per i loro figli, saranno integrati.

Dobbiamo fare in modo che gli appartenenti a questa categoria si sentano accolti e non vivano più con la sensazione di essere un peso. Se lavorano, se inseriti, si potranno permettere cure, assistenza, il proprio ruolo attivo in famiglia e nella società. Bisogna solo fare in modo di far capire che questi soggetti non vogliono essere un peso e non lo saranno, vogliono essere parte attiva ma essere tutelati nella loro diversità, piccola e/o grande che sia.

Pensate anche a come cambierà la famiglia di queste persone, ai loro figli minori ma anche a quelli più grandi; vedranno genitori felici perché compresi, perché parte integrante della società con le loro poche forze ma sono parte integrante. La serenità nelle case di malati cronici sarà sicuramente favorita se facciamo sì che vengano rispettati ed accolti.

Disabilità non significa inabilità. Significa semplicemente adattabilità.” (Chris Bradford)

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