Parallelismi fra sintomatologie croniche e Long Covid

Non si conoscono ancora le dimensioni concrete di questo fenomeno. Anche se il monitoraggio porta ad aumento esponenziale di segnalazioni, possiamo senz’altro dire che i numeri esatti verranno fuori con il tempo, sta di fatto che vi è certezza che moltissime persone che hanno superato una forma acuta di COVID-19, da severa a moderata o lieve, continuano a soffrire di sintomi variabili e debilitanti per molti mesi dopo l’infezione iniziale. Una situazione che, seppur priva di definizione esatta, viene chiamata “Long COVID”.

Negli adulti la condizione presenta delle somiglianze con le sindromi post-infettive che hanno seguito i focolai di Chikungunya ed Ebola ed è caratterizzata da una serie di sintomi a lungo termine, persistenti per più di due mesi dopo il tipico periodo di convalescenza da COVID-19.

Tra i sintomi più noti: stanchezza persistente, mal di testa, mancanza di respiro, anosmia (perdita dell’olfatto), debolezza muscolare, febbre, disfunzione cognitiva (brain fog), tachicardia, disturbi intestinali, manifestazioni cutanee, e dolori muscolari.

Il Long COVID sembra interessare anche i pazienti più piccoli, come dimostrato dallo studio condotto al Policlinico A. Gemelli di Roma, su 129 bambini con diagnosi microbiologicamente confermata di COVID-19.

Fonti: https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2021/05/11/long-covid-sintomi-cure-gratuite#07

Fonti: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-differenze-genere-long-covid

Secondo quanto viene tratto nelle fonti in esame, che cosa provoca questi sintomi e quali sono soprattutto i fattori responsabili del Long COVID?

Secondo le fonti prese in esame, il danno d’organo causato da un’eccessiva risposta infiammatoria attivata dal virus, ma anche da una reazione autoimmune indotta dal virus stesso, potrebbero essere responsabili dei sintomi del Long COVID. Infatti, il virus potrebbe presentare alcune similitudini con componenti dell’organismo (fenomeno noto come mimetismo molecolare), e far quindi generare anticorpi che possono reagire anche contro i nostri organi o tessuti, provocando le manifestazioni cliniche descritte.

L’ipotesi autoimmune potrebbe giustificare la più elevata incidenza di questa sindrome nel sesso femminile. Infatti, la risposta immune, sia per fattori genetici che ormonali, è più forte nelle donne rispetto agli uomini.

Imponenti saranno le spese per la gestione del nuovo fenomeno, fra visite ed esami, scanditi in “follow-up” ben precisi e ricorrenti.

In questo quadro si inserisce un imponente piano da 50 milioni di euro al vaglio del ministro della Salute destinati al “follow-up” fino al 2023.

Il monitoraggio riguarda tutti i pazienti colpiti da forma grave di Covid-19, dimessi da un ricovero ospedaliero e giudicati guariti, i quali potranno usufruire per due anni, a titolo gratuito e con la totale esenzione del ticket, delle prestazioni diagnostiche e specialistiche ambulatoriali del Servizio Sanitario Nazionale che rientrano nelle attività di “follow-up”.

Per i pazienti più anziani, poi, è prevista una valutazione multidisciplinare e in particolare per quelli sottoposti a terapia intensiva o subintensiva è previsto anche un colloquio psicologico.

Il “Long Covid” viene considerato una sfida anche per la medicina del lavoro, poiché l’età media dei pazienti colpiti da Long Covid è 50 anni, quindi sono in gran parte soggetti in età lavorativa. Sarà quindi importante analizzare come far tornare al lavoro pazienti che finora avevano affrontato i sintomi persistenti della malattia a casa, in poltrona, e per i quali riprendere le attività usuali, reintrodursi nel mondo del lavoro, sarà complicato.

Tutti i Paesi dell’UE sono colpiti da questo nuovo fenomeno.

Al di là dei costi sanitari, al di là dei problemi nel mondo del lavoro, ciò che si evince dalle caratteristiche del Long Covid, è la similitudine con altre sindromi già note nel mondo, ma mai prese in considerazione e mai studiate in modo approfondito.

Ci riferiamo all’emergere di parallelismi sorprendenti con altre condizioni invalidanti, come l’encefalomielite mialgica / sindrome da stanchezza cronica (ME / CFS), e la fibromialgia che, a parte la tosse, hanno sintomi molto simili a quelli del Long Covid come ad esempio stanchezza, persistenti dolori muscolari, e confusione mentale.

Fino ad oggi queste sindromi e/o malattie non sono ancora state riconosciute dal nostro SSN, e i malati colpiti da esse sono abbandonati a sé stessi nell’invisibilità assoluta.

L’ipotesi sull’origine autoimmune della sintomatologia denominata “Long Covid”, potrebbe forse essere la stessa risposta ai dubbi sulla sintomatologia caratteristica di malattie come encefalomielite mialgica / sindrome da stanchezza cronica (ME / CFS), e fibromialgia?

È triste vedere come, a parità di sintomatologia rispetto al “Long Covid”, a queste malattie siano state attribuite, per tutti questi lunghi anni, e senza la dovuta ricerca scientifica, in maniera semplicistica, varie eziologie, comprese quella psicologica, o psichiatrica, facendo aumentare di giorno in giorno il divario fra la possibilità di una soluzione medica e farmacologica idonea realmente a domarne i sintomi, e la reale condizione di cronicità incompresa. Si tratta di malattie trascurate in primo luogo dalla scienza medica, e di cui fanno le spese solo queste categorie di malati dimenticati.

Sarebbe necessario procedere, anche per queste sindromi dimenticate dalla scienza medica, ad una continua ricerca e, vista la similitudine di sintomatologia, perché non anche nella direzione in cui si sono svolte le ricerche per il Long Covid? Magari potrebbe essere proprio lì la risposta che accomuna tutte queste sindromi. Varrebbe quindi la pena riconsiderare i pochi studi effettuati per ricercare le origini di queste patologie, ed approfondire in parallelo agli studi sul Long Covid.

Oggi molti malati di ME / CFS e fibromialgia si chiedono: “perché un malato di Long Covid è subito diventato speciale, quando noi abbiamo da anni questi identici sintomi e ancora non vi è un’attribuzione scientifica certa, e nella peggiore delle ipotesi non veniamo creduti?”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2020 dichiarava che: “la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità. La salute è un diritto umano fondamentale, e rappresenta una risorsa per la vita quotidiana che va difesa e sostenuta. Per arrivare a uno stato di completo benessere, una persona (o un gruppo) deve essere capace di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni e di modificare positivamente l’ambiente circostante o di farvi fronte; deve intraprendere, cioè, un processo di promozione della salute, che la metta in grado di aumentare il controllo sulla propria salute e di migliorarla”.

Affinché questi presupposti siano validi per ogni essere umano, non è più possibile porre meno attenzione nei confronti di un malato rispetto ad altri malati cronici. Ogni malato ha diritto ad una cura, all’attenzione scientifica e ad una tutela che possa garantire il benessere psicofisico nominato dall’OMS.

Scritto in collaborazione con : Tiziana Lazzari

2 pensieri riguardo “Parallelismi fra sintomatologie croniche e Long Covid

  • 25 Maggio 2021 in 11:22
    Permalink

    Se il covid servirà per prendere seriamente anche la malattia della fibromialgia di cui soffro da quando ho 20 anni e cioè da 30 anni, rimanendo non solo invisibile ma con una vita sociale obbligatoriamente ridotta. Ringrazio che il covid esista e le sue ripercussioni chiamate long covid così finalmente qualcosa accadrà per tutti i malati ritenuti con malattie invisibili ma dall’impatto psicofisico debilitante. Come sempre solo quando aspetti economici vengono toccati come l’assenza al lavoro etc., allora le istituzioni prendono seriamente anche la necessità dell’essere umano in quanto macchina di produzione.

    Rispondi
  • 25 Maggio 2021 in 9:24
    Permalink

    L’articolo riporta alle implicazioni a distanza del COVID-19. La sintomatologia del cosiddetto Long Covid avrà ripercussioni – tra le altre – sulla vita lavorativa delle persone colpite, e il suo riconoscimento come entità nosologica invalidante sarà essenziale per non sommare al danno di salute un danno sociale ed economico. Il tema lavoro e salute è sempre più attuale. Lo vediamo bene nella discussione tra ‘rigoristi’ e ‘aperturisti’ nella attuale fase pandemica. ‘Salute = bene comune’ sembra essere una questione ‘elitaria ‘ nei dibattiti, ma in realtà è centrale. La tutela dei lavoratori (oltre a essere tutela di PERSONE) passa innanzi tutto attraverso la tutela della sicurezza sul lavoro e la prevenzione: prevenzione ambientale e sanitaria e prevenzione degli incidenti sul lavoro. Ovvero rispetto delle regole e leggi rigorose: sembrerebbe una ovvietà, ma nel nostro Paese non lo è.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *