Riflessioni sulla partecipazione per costruire il nostro domani, e il dopodomani

La partecipazione questa sconosciuta, viene fatto di pensare, nonostante la parola sia sulla bocca di tutti, nei testi di leggi e normative di tutte le amministrazioni pubbliche, nei manuali delle buone pratiche, in tutti i settori del vivere civile, dal mondo delle istituzioni a quello dell’associazionismo, dall’urbanistica alla sanità, dalla scuola all’imprenditoria.

Forse è giunto il momento, nel contesto storico in cui tutto sta cambiando spinto dal vento tempestoso della pandemia COVID-19, di fermarsi a riflettere. Approfittiamo di questo nuovo breve periodo di pausa, durante il quale alcuni, non molti purtroppo, si potranno fermare per concedersi una qualche vacanza, dopo che la maggior parte di noi si è dovuta fermare per mesi per difenderci dal virus, approfittiamone per pensare che il nuovo mondo che ci aspetta, che non sarà un ritorno alla normalità del passato, ma un ‘ritorno al futuro’,  potrà essere interpretato come un salto nel buio, oppure come un’occasione di cambiare, come nuovo momento di aggregazione di popoli e di cittadini, di persone; oppure, come qualcun altro teme o vuole fare credere, che possa essere un passo verso la cancellazione dei diritti e la creazione di nuove masse di nuovi poveri e nuovi schiavi.

Riflettiamo. Guardiamoci in uno specchio e cerchiamo di vedere dentro e fuori di noi: siamo quelli che eravamo fino a sei mesi fa, siamo migliorati o ci siamo infilati in un tunnel interiore di disperazione e odio verso il nostro prossimo?

Sicuramente la nostra socialità e il nostro vivere quotidiano dovranno attraversare un ripensamento, di abitudini, valori e prospettive.

Questo sicuramente andrà a incidere anche sull’esistenza del nostro mondo associativo. Siamo anche all’interno di Cittadinanzattiva alla vigilia di un momento di totale cambiamento, già previsto per l’anno in corso, rimandato dalla pandemia di qualche mese, ma ormai alle porte alla fine dell’estate. Un rinnovamento organizzativo e statutario, un rinnovamento gestionale che comporterà l’elezione di tutte le cariche locali, regionali e nazionali. Dovrà essere anche un ripensamento di un nuovo modo di agire e di programmare le nostre priorità.

Nel frattempo passeremo attraverso importanti elezioni amministrative regionali in molte regioni, tra le quali la nostra, cosa che anch’essa avrà ripercussioni sui temi della partecipazione, che in Toscana ha avuto una sua regolamentazione negli scorsi anni in molti settori della vita della nostra comunità.

In particolare, dobbiamo pensare alla partecipazione in Sanità: questo mondo sta subendo una trasformazione epocale, perchè la Sanità di domani sarà diversa da quella di ieri, nonché diversa da quella di oggì, dove stiamo attraversando il tentativo di costruire (se saremo capaci di cambiare…) il ponte che ci allontani dalla pandemia, che ha fatto tanti danni e tante vittime, non solo per gli effetti del terribile virus a noi sconosciuto fino a pochi mesi fa, ma anche per gli effetti indiretti che hanno colpito tutte quelle persone che non hanno più avuto possibilità di accesso all’assistenza, sia per i problematici accessi ai pronto soccorso per i pazienti con infarto del miocardio che per l’interrotta assistenza ai malati cronici e ai molti  in cura per patologie oncologiche, giusto per esemplificare: non dimentichiamoci della chiusura dei centri diurni, dell’abbandono di persone con handicap, delle persone con problemi di salute mentale, e l’elenco potrebbe proseguire…

Lo stesso sistema di partecipazione nel mondo associativo della sanità, nato con la legge regionale 75 del 2017, faticosamente arrivato al termine di questa lunga prima fase di rodaggio, dovrà essere in parte rinnovato, ma soprattutto dovrà essere adeguato alla nuova realtà in divenire: la presa di coscienza collettiva dell’essenzialità di quel bene comune che è il nostro Sistema sanitario regionale, che è unanimamente riconosciuto di essere stato – nonostante la drammaticità della situazione sanitaria – all’altezza della sua fama di essere uno dei migliori al mondo, deve essere suffragata anche nel tempo a venire da un confluire partecipativo tra il mondo politico e quello della governance del sistema, con i professionisti della sanità (medici, infermieri, ecc.), con il mondo del volontariato, con i cittadini tutti, pazienti e non, cercando di unire le forze per individuare tra ospedali e territori soprattutto, che cosa serve, che cosa manca, per riconoscere bisogni, condividere scelte, informare e monitorare che le cose vadano nella direzione voluta e dovuta.

Non trascuriamo i nostri anziani, non trascuriamo i bambini e il mondo della scuola. Non trascuriamo i giovani che troppo spesso si vedono senza prospettive e senza lavoro. Non dimentichiamoci che questo mondo è ogni giorno più disuguale, e che le nuove povertà saranno comunque una povertà di tutti noi, economica, sociale e spirituale. Non continuiamo a depredare il nostro ambiente e le nostre risorse naturali. E non dimentichiamoci che in questo mondo, e la pandemia ce lo ha fatto toccare con mano, tutto è interconnesso, alla velocità di un aereo, o forse addirittura del click su un computer.

Niente di tutto ciò che vediamo o ci proponiamo di fare è scontato, ma ognuno di noi deve fare tesoro delle esperienze che abbiamo attraversato. Ognuno deve dare una mano, in uno sforzo sinergico ed empatico, una reale partecipazione che tenga conto della complessità del mondo fragile in cui viviamo, in cui niente del nostro futuro può essere dato per scontato .

 

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