Serve un cambiamento di approccio comunicativo

In un mondo globalizzato in cui la comunicazione prevale sul reale, in cui una minoranza detiene la grande maggioranza dei beni del pianeta, in cui pochi decidono per i molti e la voce dei cittadini trova sempre minore rappresentanza, mentre si levano quasi solo flebili grida di protesta o  sentimenti di odio e diffidenza per il diverso, spesso alimentati artificiosamente, un ripensamento delle cose è necessario.

A partire dalla comunicazione.

Limitando la riflessione al mondo della sanità, quindi alla tutela della salute individuale e collettiva, e senza volersi allontanare troppo dal nostro ambito nazionale, vediamo che il sistema sanitario pubblico vacilla tra difficile sostenibilità economica e prevalente cattiva organizzazione, dovute a incapacità gestionale e interessi – chiamiamoli così per necessità di ipersemplificazione – privati,  sprechi e malaffare,  e dall’altro lato il tentativo di salvaguardarlo, come risorsa e bene comune. In alcune regioni le cose vanno meglio, in altre la sanità è al collasso quasi totale: in Toscana si sta vivendo un periodo di lunga transizione, dovuta al cambiamento non ancora del tutto completato a partire dalla riduzione del numero delle aziende sanitarie nel gennaio 2016.

Tutto ciò ha portato a un ripensamento dell’organizzazione, e all’interno di questo il ruolo dei cittadini sta maturando una propria dignità rappresentativa e partecipativa, come dimostra tra l’altro la proposta di legge sulla partecipazione in via di approvazione in Consiglio regionale, della quale abbiamo dato conto in  precedenti articoli.

E’ evidente il fatto che la partecipazione debba prevedere di avere cittadini formati sulle tematiche della sanità, fortemente motivati, capaci di analisi e proposte, andando al di là di quelle manifestazioni di protesta, borbottii di disapprovazione, attestazioni spesso sostenute da diversi mezzi di comunicazione che ‘così non si va avanti’, che ‘la sanità non funziona’. E’ ancora più evidente che bisogna conoscere, bisogna capire, sia quale è l’organizzazione dei servizi sanitari esistenti, sia che cosa succede intorno a noi, quando siamo malati, quando ci dobbiamo prendere cura della salute dei nostri cari, dalla prevenzione alla fase dell’acuzie di alcune malattie, alla gestione delle sempre più frequenti patologie croniche, alle difficoltà gestionali dei soggetti deboli in un difficile orientamento tra servizi sanitari e servizi sociali, al reinserimento nel contesto sociale dei soggetti con varie tipologie di handicap.

Capire è conoscere, è soprattutto il risultato del sapere comunicare e del potere comunicare: una comunicazione che deve essere sempre bidirezionale.

Qui sta uno dei cardini del problema.

Un articolo su una esperienza nel Sistema sanitario in Germania che risale dalla fine degli anni Novanta ‘Breathing life into a dying system’ (Rivitalizzare un sistema morente), ha mostrato la possibilità di ricreare a livello locale un sistema sanitario stabilendo un attivo dialogo nella comunità, a partire da un gruppo di medici operanti nel sistema dell’emergenza, che sono riusciti a riscoprire una grande opportunità nelle relazioni medico-paziente.

Uno degli autori (Otto Scharmer) ha successivamente sviluppato a Boston presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology) la cosiddetta Teoria U (U Theory), diffusa attraverso il web in successive edizioni a oltre 50mila persone in tutto il mondo. In estrema sintesi, il processo U è basato su un concetto che Scharmer chiama “Presencing”. Neologismo formato dalle parole inglesi “presence” (presenza) e “sensing” (sentire, percepire), Presencing indica un elevato stato di attenzione che consente agli individui e ai gruppi di cambiare il luogo più interno da cui operano. Quando questo cambiamento accade, le persone cominciano ad operare da uno spazio futuro di possibilità che sentono che vuole emergere. Essere in grado di facilitare tale cambiamento è, secondo questa teoria, l’essenza della leadership al giorno d’oggi. Da qui l’idea di istituire un corso di formazione in questo senso.

Il video (in inglese) offre una sommaria presentazione del corso, denominato U.lab, che vuole aiutare a trasformare l’io delle persone, il lavoro e la società. La testimonianza di chi  ha affrontato l’esperienza di cambiamento è proposta in questo breve articolo, su come diventa possibile pensare insieme un futuro che emerge, capire che qualcosa sta morendo e qualcos’altro vuole nascere, e quale è il vero scopo per cui facciamo le cose.

Stiamo valutando la possibilità di introdurre il cambiamento che arriva dal MIT su ciò che ci sta a cuore, sulle relazioni sociali, sulle nostre aspirazioni, e anche nel contesto del funzionamento del nostro sistema sanitario.

Rendendoci conto che molto dipende da noi.

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